Anello di Barahir
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| Divisione: anelli |
| Versione inglese: Ring of Barahir |
| Fonti: ISdA (App. A, I; App. B), Silm (Indice), RI1 (II, 1) |
Aspetto
L'anello viene descritto un'unica volta, nel Silmarillion:
[...] vi splendevano sopra le gemme che i Noldor avevano fabbricato in Valinor. L'anello, infatti, era simile a due serpenti intrecciati, i cui occhi erano smeraldi, e le loro teste si univano sotto una corona di fiori d'oro, che l'uno reggeva e l'altro divorava. Ed era questo l'emblema di Finarfin e della sua casata.(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion, trad. F. Saba Sardi, Bompiani, 2004)

Storia
L'Anello di Barahir era l'anello che Finrod donò a Barahir a simbolo della loro amicizia e della fratellanza tra Elfi e Uomini.
Venne forgiato a Valinor dai Noldor nella Prima Era per il Casato di Finarfin.
Quando Finrod venne assalito nella Palude di Serech, Barahir giunse in suo soccorso. Finrod, allora, pronunciò un giuramento di amicizia e fedeltà verso Barahir e i suoi consanguinei: avrebbe prestato loro soccorso in ogni momento di bisogno. In pegno di questa promessa Finrod diede il proprio anello a Barahir.
© Anke-Katrin Eissmann - Finrod is reminded of his oath
(immagine non utilizzabile senza previo consenso dell'autore)
(immagine non utilizzabile senza previo consenso dell'autore)
Successivamente, Barahir venne ucciso da un capitano degli Orchi che gli tranciò la mano. Suo figlio Beren, tuttavia, uccise l'Orco recuperando l'Anello.
Quando poi Beren giunse nel Doriath, arrivato davanti al Re Thingol per chiedere la mano di sua figlia Lúthien, mostrò l'Anello come prova del proprio valore.
Tuttavia, Beren fu inviato da Thingol alla ricerca di un Silmaril in cambio della mano di sua figlia Lúthien. Nel Nargothrond tenne sempre alto l'Anello: quando le scolte di Finrod videro l'Anello si inchinarono.
Dai Racconti Incompiuti (II,1, Note) sappiamo che l'Anello di Barahir sopravvisse alla Caduta di Númenor, poiché fu donato da Tar-Elendil a sua figlia Silmariën, e affidato al Casato dei Signori di Andúnië, di cui l'ultimo fu Elendil, che scampò all'inabissamento di Númenor e giunse nella Terra di Mezzo.
L'Anello passò ad Isildur ed ai suoi discendenti, fino ad Arvedui, che nel 1975 T.E. ricevette soccorso dai Lossoth. Per ringraziarli donò al loro capo l'Anello di Barahir:
"Questo è un oggetto il cui valore supera ogni tua immaginazione, anche solo per la sua antichità. Non ha potere; può procurarti soltanto la stima di coloro che amano la mia casa. Non ti aiuterà, ma se mai tu dovessi trovarti in necessità, la mia stirpe te lo riscatterà con grandi provviste di tutto ciò che desideri".
(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, trad. V. Alliata di Villafranca, Bompiani, 2003)
Dopo Arvedui finì il Regno del Nord, ma la stirpe dei re continuò nei Capitani dei Dúnedain, di cui Aranarth (figlio di Arvedui) fu il primo.
Suo figlio Arahael fu allevato a Gran Burrone, come tutti i figli dei capitani successivi. L'Anello, riscattato presumibilmente da Aranarth, fu costodito a Gran Burrone assieme agli altri tesori della loro Casa: i frantumi di Narsil, la stella di Elendil e lo Scettro di Annúminas.
Molti anni dopo (2951 T.E.), l'Anello di Barahir venne dato da Elrond ad Estel, assieme ai frantumi di Narsil, nel momento in cui gli rivelò il suo vero nome, Aragorn:
« "Ecco l'anello di Barahir", egli disse, "il simbolo della nostra lontana parentela; ed ecco anche i frantumi di Narsil. Con essi potrai compiere grandi gesta, perché prevedo che la durata della tua vita sarà più lunga di quella degli Uomini, a meno che tu non soccomba sotto un male imprevisto o che tu fallisca la prova [...] »Infine, Aragorn donò nel 2980 T.E. (mezzestate) l'Anello di Barahir ad Arwen, quand'ella gli promise eterno amore sul Cerin Amroth.
(ibid.)
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Note:
| 1 | Il vocabolo ring ('anello') è in maiuscolo solo nei Racconti Incompiuti. |




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