Bofur

Beorn


Lettera: lettera B
Categoria: Uomini
Divisione: Mutapelle
Significato: O.E. « uomo, guerriero1 »
Altri nomi: Medwed2
Fonti: H (7-8; 10; 13-14; 18-19), ISdA (II, 1), Lettere (#144), HoME (VII; XII)



Beorn era un uomo possente che dimorava ad est della Carroccia, tra Bosco Atro e l'Anduin.
Gandalf lo riteneva originario delle Montagne Nebbiose poiché una notte lo vide seduto in cima alla Carroccia intento a guardare la luna che calava verso le Montagne, e l'udì brontolare (riguardo agli Orchi) nella lingua gutturale degli orsi Verrà il giorno in cui periranno e io tornerò!.
Beorn si presentava come un omone forte con capelli neri, una gran barba nera, gambe dai muscoli nodosi, irsute sopracciglia nere, e un'enorme ascia.
Quando si arrabbiava diventava spaventoso, ma era gentile quando di buon umore.
Era un mutapelle, cioè aveva la capacità di trasformarsi in un grosso orso nero (tale abilità fu tramandata anche ai suoi discendenti).
Aveva un odio profondo verso gli Orchi e tutti gli stranieri: non invitava mai gente a casa (se poteva farne a meno), aveva pochissimi amici (e vivevano molto lontano) e non ne invitava mai più di due per volta.
Conosceva un po' di magia3.
Come orso vagava in lungo e in largo, ma come uomo viveva in un antico querceto, in una grande casa di legno lunga e bassa.


approfondimento La casa di Beorn

La casa era circondata da un'alta siepe spinosa nella quale si apriva un alto e largo cancello di legno. Esso si apriva su alcuni giardini e un gruppo di basse costruzioni di legno fatte di tronchi grezzi e ricoperte (i granai, le stalle, le rimesse e la casa) da un tetto di paglia. Nel lato meridionale della siepe di querce vi erano innumerevoli file di arnie con il tetto di paglia e a forma di campana: ospitavano api grandi e fiere (erano più grosse dei calabroni: i maschi erano molto più grossi di un pollice, e le strisce gialle sui loro corpi nero cupo brillavano come oro fiammante). Dalle api Beorn ricavava il miele e la cera con cui creava le proprie candele. Dal cancello partiva un largo viottolo che conduceva ad un cortile, tre lati del quale erano formati dalla casa e dalle sue due lunghe ali. Innanzi ad essa vi era un grande tronco di quercia sul quale Beorn soleva spaccare la legna. Dal sentiero principale uno più piccolo aggirava l'abitazione e arrivava alla veranda esterna.
All'interno vi era un grande sala con un camino al centro e un'apertura nel tetto. Una porta più piccola di quella principale conduceva ad una veranda sorretta da pilastri lignei fatti di tronchi singoli. Essa era esposta a Sud, dava su di un giardino pieno di fiori e conteneva panche di legno.

casa di Beorn
© Damien Farrell - Beorn's Hall

La sala di Beorn è una tipica sala germanica (descritta similmente nel Beowulf) e Tolkien stesso la disegnò (v. Immagini, J.R.R. Tolkien, Bompiani, Milano, 2002). Dall'illustrazione si evince che la stanza era più lunga che larga: doveva misurare circa 6 metri per 10,6 e il camino 1,8 metri per 2,4.



Beorn allevava bestiame e cavalli meravigliosi che lavoravano per lui e parlavano con lui. Non li mangiava e non dava la caccia ad animali selvatici (né li mangiava).
Egli amava circondarsi di molti animali domestici come cani, pecore e pony: i cani erano in grado di rizzarsi sulle zampe posteriori e portare qualsiasi cosa con quelle anteriori; le pecore potevano utilizzare il loro dorso.
Beorn per lo più viveva di panna e miele, ma produceva anche pane, panna rappresa4, noci, farina, frutta secca, gallette al miele5, idromele.

Beorn appare nelle storie il 20 Luglio 2941 T.E. quando ospitò Bilbo, Thorin e Compagnia durante la loro avventura.
Dapprima accolse rudemente Gandalf e Bilbo, ma quando lo Stregone accennò alla disavventura con gli Orchi, l'omone si dimostrò subito curioso di apprenderne i dettagli e meno scontroso.
Condusse gli ospiti nella sua veranda e ascoltò la storia di Gandalf, acconsentendo (a poco a poco) ad accogliere tutti i Nani della Compagnia di Thorin.

Beorn
© Ted Nasmith - At Beorn's Hall (partic.)

Dopo aver ascoltato intensamente la storia, Beorn invitò a cena gli ospiti condicendoli nella grande sala del camino. Al suo comando giunsero quattro pony bianchi e molti cani grigi (forti e slanciati) che recavano in bocca alcune torce che accesero e fissarono al centro della sala prima di sistemare assi e cavalletti (che formavano basse tavole rustiche). Allora giunsero alcune pecore bianche che reggevano una tovaglia bianca (con figure d'animali ricamate sul bordo), vassoi, piatti e posate (coltelli di metallo e boccali di legno). Ciò fu poi sistemato dai cani; sui lati delle tavole, due pony collocarono per Gandalf e Thorin due piccoli sgabelli (con un largo fondo di vimini e piccole gambe tozze). Gli altri furono fatti sistemare su dei bassi tronchetti (piallati e lucidati) fatti rotolare da altri pony.
Durante la cena, l'omone raccontò, con voce profonda e tonante, storie delle Terre Selvagge ed in particolare di Bosco Atro.
Quando poi i Nani raccontarono loro storie riguardanti per lo più tesori, Beorn dimostrò poco interesse e se ne andò poco dopo. Allora, dopo aver cantato, i Nani e gli altri dormirono su dei letti preparati in fondo alla sala, su una specie di piattaforma rialzata fra i pilastri esterni e la parete.
Beorn tornò dopo due giorni e fece colazione con i suoi ospiti e, di buon umore, raccontò loro di essere stato oltre l'Anduin e sulle montagne, fino alla radura in cui Bilbo e gli altri erano stati attaccati. L'omone aveva catturato un Mannaro e un Orco dai quali seppe che gli Orchi stavano ancora dando la caccia ai Nani.
Avendo pertanto appurato la veridicità del loro racconto, Beorn si dichiarò disponibile ad aiutare gli ospiti: avrebbe dato un pony a ciascuno (e un cavallo a Gandalf), li avrebbe riforniti di cibo, di otri, di archi e frecce. Alle soglie di Bosco Atro, i viaggiatori avrebbero dovuto rimandargli il cavallo e i pony.
Beorn diede loro buoni consigli da osservare prima e durante l'attraversamento del Bosco e pranzò insieme a loro. Dopo ciò salutò gli ospiti in viaggio verso Bosco Atro, ma li seguì segratamente sotto forma di orso.
Successivamente seppe della morte di Smaug ed intervenne sotto forma di orso6 nella Battaglia dei Cinque Eserciti, soccorrendo Thorin e uccidendo l'Orco Bolg:
Venne da solo, e in forma d'orso; e nella sua furia pareva che fosse diventato grande come un Gigante.
Il rombo della sua voce era pari a quello di armi e tamburi; egli spazzò via dalla sua strada lupi e Orchi come fossero piume e pagliuzze; piombò alle loro spalle, e irruppe come uno scoppio di tuono in mezzo all'accerchiamento. I Nani tenevano ancora la posizione attorno ai loro signori, su una bassa collina accerchiata. Beorn si fermò e sollevò Thorin, che era caduto trafitto dalle lance, e lo trasse fuori dalla mischia.
Subito ritornò, la sua furia raddoppiata, così che nulla gli si poteva frapporre, e sembrava che nessun'arma gli facesse del male. Egli sbaragliò le guardie del corpo, afferrò Bolg e lo fece a pezzi. Allora il terrore piombò nel cuore degli Orchi, ed essi fuggirono in tutte le direzioni.

(J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit annotato, trad. E. Jeronimidis Conte, Bompiani, 2004)

Beorn orso
© Chelsea Stebar - Beorn (partic.)


Dopo la battaglia tornò a casa insieme a Bilbo e a Gandalf, cantando e ridendo lungo la strada, e ospitandoli poi (fino alla primavera dell'anno 2942 T.E.) nella sua dimora: Beorn fece arrivare uomini da tutte le parti per festeggiare la sconfitta degli Orchi.
Dopo quegli avvenimenti Beorn divenne un grande capo di uomini (detti Beorniani) e governò la contrada tra le Montagne Nebbiose e Bosco Atro.
Molto tempo prima aveva ricavato dei gradini nella Carroccia.

Sulle date di nascita e morte di Beorn non si hanno notizie certe, ma Tolkien afferma in una lettera (#144) che Beorn ai tempi della Guerra dell'Anello (3018-19 T.E.) era già morto.

Ebbe un figlio di nome Grimbeorn, anch'egli mutapelle.


2. Beorn in HoME, I-II è il nome dello zio di Ottor Wǽfre (nome origianario di Eriol).

 

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Note:

1 In origine la parola beorn significava 'orso' e derivava dalla parola béo 'ape', in riferimento all'amore degli orsi per il miele.
In norreno (antico norvegese) bjorn vuol dire 'orso': Bjorn (o Bjarni) nella legenda norvegese La Saga di Hrólfr Kraki era un uomo che ebbe la maledizione di diventare orso di giorno e uomo di notte. Suo figlio Bothvarr Bjarki ('piccolo orso') era in grado di trasformarsi in orso (più precisamente mandare sul campo una proiezione orsina di se stesso) durante le battaglie.
2 Slavo 'Orso', nome primitivo (HoH1.231).
3 Lettere, #144.
4 In inglese clotted cream. Si tratta di una panna ottenuta da latte di mucca (non pastorizzato) che viene riscaldato e lasciato riposare per parecchie ore.
5 Evidentemente i pasticcini dei Beorniani di cui parlò Gimli, a Lórien, paragonadoli col lembas:
« Sono persino migliori dei pasticcini al miele dei Beorniani, ed è un gran complimento, perché i Beorniani sono i pasticcieri più bravi ch'io conosca; ma di questi tempi non sono affatto disposti a distribuire i loro pasticcini ai viaggiatori [...] ».

(J.R.R. Tolkien, The Lord of the Rings, Allen & Unwin, 1968)

6 In questa occasione Beorn pare assai simile ai berserker delle leggende norrene: uomini dalla furia frenetica (o dalla frenesia sanguinaria) che combattevano senza armatura, rabbiosi come lupi e con la forza di orsi. Essi erano considerati quasi dei mutanti, capaci di assumere la forza e la ferocia di animali selvatici.
La parola berserk significa 'camicia d'orso'.