eventi tolkieniani

Isildur


Lettera: lettera I
Categoria: Uomini
Divisione: Re di Gondor
Significato: Q. « devoto alla luna »
Pronuncia: Isíldur
© inoglo
Date: 3209 S.E.1-2 T.E. (234 anni)
Regno: 3441 S.E.-2 T.E. (2 anni)
Altri nomi: Isildor, Ithildor2
Titoli: Re di Gondor, Re di Arnor, Portatore dell'Anello.
Fonti:
Silm (Aka; Ane; Indice; App.), ISdA (I, 2; II, 2; II, 9; III, 2; IV, 3; IV, 5; IV, 8; V, 2; V, 6-7; VI, 5; App. A, I; App. B), Lettere (#131, #156, #297), RI (II, 2; III, 1-2; III, 5; IV, 1; IV, 3), RaBoG, HoME (V-IX; XII)


Genealogia
                                 Amandil
                                    |
                                 Elendil
                    ________________|_______________
                    |                              |
                 Isildur                        Anárion
    ________________|__________             _______|______
    |        |      |         |             |            |
 Elendur  Aratan  Ciryon  Valandil      (3 figli)     Meneldil
                              |                          |
                           Eldacar                    Cemendur




La vita di Isildur a Númenor

Isildur era figlio di Elendil l'Alto e fratello di Anárion.
Isildur nacque nel 3209 S.E. e visse inizialmente a Númenor, presso il porto di Roménna, assieme alla sua famiglia di Fedeli.
Quando, nel 3262 S.E., Ar-Pharazôn venne irretito da Sauron, Isildur venne a conoscenza che questi voleva far sì che l'Albero Bianco venisse abbattuto.
Pertanto, una notte, Isildur uscì e, coperto di maschera, entrò solo in Armenelos e nei cortili del Re proibiti ai Fedeli. Una volta giunto all'Albero, strisciò tra i guardiani e spiccò dall'Albero un frutto, ma mentre se ne andava le scolte si svegliarono ed egli fu assalito. Nonostante molte ferite, riuscì a fuggire e a tornare in Roménna, dove consegnò il frutto ad Amandil, prima che le forze gli venissero meno. Per mesi fu prossimo alla morte, ma quando si aprì la prima foglia dell'albero nato dal frutto rubato da Isildur, questi si levò e non fu più tormentato dalle ferite.
Nel 32993 S.E. Isildur ebbe da sua moglie il primo figlio, Elendur.
Successivamente (3319 S.E.), con l'aumentare dell'influenza di Sauron su Ar-Pharazôn, i Fedeli si imbarcarono lasciando Númenor con nove navi (tre erano di Isildur).


Il regno di Gondor

Durante il viaggio Isildur e Anárion furono trascinati verso sud, e alla fine giunsero alle foci dell'Anduin.
Dopo l'arrivo nella Terra di Mezzo, Elendil e figli fondarono i regni di Arnor e Gondor (3320 S.E.): Elendil regnò sull'Arnor, mentre Isildur e Anárion ebbero il Regno del Sud. I tre si mantennero in contatto mediante i palantír che si trovavano a Fornost, Minas Ithil ed Osgiliath. I due fratelli, infatti, insieme governarono nei due troni posti nel Grande Salone di Osgiliath ma la dimora di Isildur fu Minas Ithil, da lui fondata, e nella quale piantò il pollone dell'Albero Bianco.Nei primi anni del regno di Gondor, Isildur si recò sul colle di Erech ove venne deposta una pietra nera da lui portata da Númenor. Sulla pietra il Re delle Montagne giurò alleanza al Re di Gondor. Quando poi Sauron tornò e la sua potenza crebbe nuovamente, Isildur chiese agli Uomini delle Montagne di mantenere la promessa, ma essi rifiutarono. Avevano infatti ubbidito a Sauron durante gli Anni Oscuri. Isildur pertanto li maledisse:
« Allora Isildur disse al re: “Tu sarai l'ultimo re. E se l'Occidente risulterà più forte del tuo Nero Padrone, possa su te e sul tuo popolo cadere la mia maledizione: non conoscerete riposo finché non manterrete il vostro giuramento. Questa guerra durerà innumerevoli anni e voi sarete convocati ancora una volta prima della fine” [...] »

(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, trad. V. Alliata di Villafranca, Bompiani, 2003)

Nel 3339 S.E. nacque Aratan e Ciryon nel 3379 S.E. (vedi nota 3).
Nel 3429 S.E. Sauron attaccò Gondor, impadronendosi di Minas Ithil e incendiando l'Albero Bianco. Isildur tuttavia riuscì a fuggire e, portando con sé un pollone dell'Albero, la moglie e i figli, scese per nave lungo l'Anduin. Una volta giunti alle Foci, essi andarono in cerca di Elendil nell'Arnor. Elendil si recò nel Lindon per consultarsi con Gil-galad e insieme, di fronte al crescente potere di Sauron, decisero di creare l'Ultima Alleanza di Elfi e Uomini (3430 S.E.). L'esercito di questi due stirpi si acquartierò a Gran Burrone l'anno seguente. Probabilmente Isildur, dopo aver trovato Elendil, si recò a Gran Burrone ove attese Elendil, dimorando con la sua famiglia. Sempre nel 3430 S.E., infatti, nacque a Imladris l'ultimogenito Valandil4.


In guerra contro Sauron

Isildur (accompagnato dai suoi tre figli maggiori) si unì all'esercitò che, partito da Imladris nel 3434 S.E., superò i Monti Brumosi e scese lungo l'Anduin fino a giungere alla Piana della Battaglia, che si stendeva alle porte di Mordor. Si svolse la Battaglia di Dagorlad5 e la vittoria andò all'esercito di Gil-galad ed Elendil che allora entrarono in Mordor e circondarono la fortezza di Sauron. Per sette anni l'assediarono, subendo gravi perdite: nella valle di Gorgoroth, cadde Anárion e con lui molti altri. Alla fine, nel 3441 S.E., l'assedio divenne così stretto che Sauron in persona uscì fuori ed ebbe la meglio su Gil-galad ed Elendil. Entrambi perirono e Narsil andò in pezzi, ma proprio con i suoi frantumi Isildur tagliò l'Unico Anello dalla mano di Sauron, decretandone la sconfitta.

Isildur
© Marta Aguado Garrido - Isildur



In possesso dell'Anello

Dopo aver mozzato il dito di Sauron, Isildur prese per sé l'Anello. Già in balia dell'Anello, Isildur si rifiutò di consegnarlo a Elrond e a Círdan che gli stavano vicino e lo consigliavano di gettarlo nel fuoco dell'Orodruin.
« Voglio tenerlo come guidrigildo per la morte di mio padre e di mio fratello. Non sono stato forse io a infergere il colpo mortale al Nemico? »

(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion, trad. F. Saba Sardi, Bompiani, 2004)


Isildur e l'Anello
© Abe Papakhian - Isildur and the Ring



L'Anello gli parve straordinariamente bello, sicché non poteva tollerare che andasse distrutto.

Successivamente tornò a Minas Anor, ove piantò l'Albero Bianco in ricordo del fratello Anárion.
Durante la sua permanenza in Gondor, Isildur scrisse una pergamena inerente l'Anello:
Era caldo al primo momento, caldo come ferro rovente, e la mia mano ne fu scottata a tal punto che dubito di poter liberarmi dal dolore. Eppure nel mentre io scrivo esso si sta rinfrescando, e mi è parso di vederlo restringersi, senza tuttavia perdere né forma né bellezza. Di già la scritta incisa su di esso, che sulle prime era chiara al pari di una rossa fiamma, sbiadisce ed è ormai appena leggibile. [...] Manca all'Anello forse il calore della mano di Sauron, che era nera, eppur bruciava come fuoco, tanto da distruggere Gil-galad; e forse se si riscaldasse nuovamente l'oro, la scrittura tornerebbe viva. Ma non sarò io a rischiare di danneggiare quest'oggetto: di tutte le opere di Sauron l'unica che sia bella. Mi è caro, benché lo stia acquistando con grandi sofferenze.

(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, trad. V. Alliata di Villafranca, Bompiani, 2003)

Poco dopo partì e, dopo aver affidato il reame di Gondor al nipote Meneldil, se ne andò coi tre figli maggiori a nord, intenzionato ad assumere il trono che era stato di suo padre nell'Eriador (2 T.E.).


La « Tradizione di Isildur »

- la tomba di Elendil sull'Halifirien -


Nei Racconti Incompiuti vengono forniti molte altre informazioni. Si afferma, infatti, che dopo la caduta di Sauron, Isildur fece ritorno a Gondor ove assunse l'Elendilmir quale Re di Arnor e assunse la signoria su i Dúnedain del Nord e del Sud. Vi restò un anno, provvedendo a ristabilire l'ordine e difendendone i confini.

Un giorno, con Meneldil e un gruppo di amici fidati Isildur compì un viaggio lungo i confini di tutte le contrade di Gondor e giunsero infine all'Amon Anwar che sorgeva quasi al centro del regno. Una volta giunti alla sommità, prepararono uno spiazzo al cui margine orientale eressero un tumulo in cui Isildur depose uno scrigno contenente i resti di Elendil:
« Questa è una tomba e cenotafio di Elendil il Fedele. Qui essa starà al centro del Regno del Sud, sotto la protezione dei Valar, finché il regno duri; e questo luogo sarà un santuario che nessuno profani. Che nessuno ne disturbi il silenzio e la quiete, a meno che non sia un erede di Elendil ».

(J.R.R. Tolkien, Racconti Incompiuti, trad. F. Saba Sardi, Bompiani, 2001)

Allora costruirono una scala di pietra che dal limite dei boschi arrivasse in cima al colle:
« Che nessuno salga questa scala, salvo il Re e coloro che egli porti con sé, se ordini loro di seguirlo ».

(ibid.)

Tutti i presenti dovettero di mantenere il segreto e Isildur consigliò a Meneldil che il Re visitasse saltuariamente il santuario (soprattutto in tempi cupi, desideroso di saggezza) e che portasse il proprio erede quando fosse maturo, informandolo della disposizione del santuario e svelandogli i segreti del regno e altro ancora.
Pertanto Meneldil seguì il consigli dello zio e così fecero i Re dopo di lui fino a Rómendacil I.
Durante il suo regno Gondor fu assalito e per paura che la tradizione fosse interrotta egli volle che la « Tradizione di Isildur » fosse iscritto in un rotolo sigillato che il Re avrebbe dovuto ricevere dal Sovrintendente.
Questa cerimonia venne sempre compiuta e l'abitudine di visitare il santuario di Elendil venne conservata da quasi tutti i Re di Gondor.
Dopo Eärnur, ultimo re di Gondor, si stabilì che ogni Sovrintendente avesse il diritto di visitare il santuario, ma nonostante ciò essi vi si recarono assai raramente (eccetto quando vi conducevano il loro erede).
Successivamente Cirion donò il Calenardhon ai Rohirrim sicché l'Amon Anwar non costituiva più il centro del regno di Gondor. Cirion tolse lo scrigno e lo collocò a Minas Tirith, ritenendo che la « Tradizione di Isildur » fosse ormai vanificata. Ma il tumulo rimase, il colle rimase un luogo riverito e fu chiamato a Rohan Halifirien, cioè 'Monte Sacro'.


La fine di Isildur

Durante il viaggio verso nord, Isildur fu assalito da una schiera di Orchi in agguato tra i Monti Brumosi e che gli piombarono addosso inaspettatamente mentre era accampato tra il Boscoverde e il Grande Fiume, non lontano dai Campi Iridati. Ciò fu possibile perché Isildur non stava in guardia e non aveva messo sentinelle, ritenendo che tutti i nemici fossero stati sgominati. Quasi tutta la sua gente fu uccisa, compresi i suoi tre figli maggiori, Elendur, Aratan e Ciryon. Solamente tre uomini rientrarono a casa dopo molto vagare: uno di essi era Ohtar, lo scudiero d'Isildur, che portava i frantumi di Narsil che poi consegnò a Valandil, l'erede di Isildur, rimasto a Gran Burrone perché ancora bambino.
Per quanto concerne Isildur, egli riuscì ad evitare la morte grazie all'invisibilità conferitagli dall'Anello. Ciononostante, gli Orchi gli si misero alle calcagna grazie all'olfatto e alle orme lasciate dal Númenóreano. Isildur riuscì a raggiungere il Fiume e vi si gettò, ma l'Anello lo tradì: gli scivolò dal dito mentre nuotava e si smarrì nelle acque. In tal modo il Re fu visto dagli Orchi che lo bersagliarono con molte frecce uccidendolo. Da quel momento a nord chiamarono l'Anello Flagello d'Isildur.

morte di Isildur
© Anke-Katrin Eissmann - The Gladden Fields
(immagine non utilizzabile senza previo consenso dell'autore)





Resoconto del
Disastro dei Campi Iridati

- la morte di Isildur -


Nei Racconti Incompiuti compare un intero capitolo dedicato al Disastro dei Campi Iridati in cui viene fornita una versione dei fatti leggermente diversa ma altamente dettagliata.
Si apprende che, quando Isildur si sentì libero di poter tornare nel proprio reame, decise di farlo subito. Allora affidò Gondor al nipote, Meneldil, e partì ai primi di settembre, contando di raggiungere Granburrone, ove aveva lasciato la moglie e il suo ultimogenito Valandil, in circa quaranta giorni. Isildur partì a piedi perché pochi erano i cavalli disponibili ad Osgiliath ed i popoli delle valli dell'Anduin era stati suoi alleati. Egli partì con i tre figli Elendur, Aratan e Ciryon scortato dalla sua Guardia formata da duecento valorosi soldati e cavalieri di Arnor.
Dopo trenta giorni di viaggio superarono i limiti settentrionali dei Campi Iridati, ma improvvisamente furono assaliti da un gran numero di Orchi provenienti da Bosco Atro, in numero circa dieci volte superiore al loro. Isildur allora ordinò di formare un thangail6 (una muraglia di scudi su due file serrate che, nel caso aggirata, poteva essere curvata fino a formare un cerchio chiuso) e si rivolse al suo scudiero Ohtar7, affidandogli i frammenti di Narsil:
« Preservala a ogni costo dalla cattura, con qualsiasi mezzo tu possa escogitare, anche se per questo tu debba passare per un vigliacco che mi ha abbandonato. [...] »

(ibid.)

Dopo ciò gli Orchi scagliarono un pioggia di frecce e mandarono in avanti un forte gruppo dei loro più abili guerrieri, ma le loro corazze númenóreane ressero all'urto e uccisero mucchi di Orchi. Allora Isildur, pensando che gli Orchi si ritirassero, ordinò di riprendere la marcia, ma dopo meno di un miglio furono nuovamente attaccati: gli Orchi spiegarono tutti le loro forze e accerchiarono i Dúnedain al calar del sole.
Isildur vide l'impossibilità di vittoria non potendo utilizzare l'Anello:
« [...] Non posso valermene. Temo il dolore che mi verrebbe dal suo contatto. E ancora non ho trovato la forza per piegarlo alla mia volontà. Occorre uno più grande di quanto io so di essere. Il mio orgoglio è crollato. Avrei dovuto andare dai Custodi dei Tre. »

(ibid.)

Gli Orchi si avventarono ferocemente. Ciryon cadde e Aratan fu ferito a morte nel tentativo di liberarlo. Elendur, allora, si recò da Isildur, che stava riorganizzando le forze nel settore est ed era rimasto illeso perché indossava l'Elendilmir e gli Orchi lo temevano. Elendur pregò il padre di indossare l'Anello e di fuggire onde portarlo ai Custodi.
« Figlio di Re, » rispose Isildur « sapevo di doverlo fare; ma temevo il dolore e non potevo senza il tuo permesso. Perdona me e il mio orgoglio che ti ha portato a questa mala sorte ». Elendur lo baciò. « Va'! Vattene subito! » disse.

(ibid.)

Isildur si volse a ovest e indossò l'Anello, coprendosi con un cappuccio onde offuscare la luce dell'Elendilmir.
Ben presto tutti i Dúnedain caddero tutti tranne lo scudiero di Elendur, Estelmo (intontito da un colpo di mazza e non ucciso, fu ritrovato vivo sotto il corpo di Elendur). In seguito Uomini dei Boschi giunsero in tempo per evitare agli Orchi di mutilare le salme.
Isildur corse fino a giungere agli argini del fiume Anduin. Stanco, si tolse corazza e armi, conservando solo alla cintura una piccola spada8, e si tuffò nell'acqua. Nonostante la sua grande forza e resistenza fu costretto a volgere controcorrente, giungendo così ai Campi Iridati.
Prima di giungere a riva dovette dimenarsi tra forti giunchi ed erbe tenaci, e allora notò che l'Anello gli era scivolato dalla mano. Inizialmente fu colto da dolore e cessò di lottare, rischiando di annegare. Poi, però, questo stato d'animo passò e sentì di non avere più un grosso fardello. Allora si liberò dal fango e, avanzando tra le canne, si gettò su di un isolotto paludoso vicino alla riva. Ma appena lo fece ebbe trapassati cuore e gole, e senza rumore cadde in acqua: le frecce degli Orchi andavano a segno anche di notte.
Il corpo di Isildur non fu mai trovato da Elfi o Uomini.


§§§


La cotta di maglia, lo scudo e la grande spada furono poi ritrovati sulla riva, non lontano dai Campi Iridati. Quando Re Elessar restaurò Orthanc, dietro una porta segreta della torre furono ritrovati la scatoletta dorata (attaccata ad una catenella) che un tempo conteneva l'Anello, e l'Elendilmir.
Dal momento che questi oggetti dovevano essere addosso a Isildur quando questi era annegato e poiché egli doveva essere perito in acque basse (altrimenti, con l'andar del tempo, gli oggetti sarebbero andati spazzati via), necessariamente anche le ossa avrebbero dovuto essere trovate. Probabilmente Saruman se ne era impadronito e le aveva disonorevolmente bruciate.

 

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Note:

1 HoME, XII, The Heirs of Elendil.
2 'Signore della Luna' (nomi primitivi in HoME, VI.271).
3 HoME, XII, The Heirs of Elendil.
4 ibid.
5 La corona di Gondor derivava era probabilmente l'elmo portato da Isildur nella Battaglia di Dagorlad. Questo perché l'elmo portato da Anárion fu schiacciato da un masso scagliato da Barad-dûr. Ai tempi di Atanatar Alcarin fu sostituito con l'elmo ingioiellato che in seguito servì all'incoronazione di Aragorn.
6 thangail significa « recinto di scudi ». E' un termine Sindarin che indicava questa formazione di battaglia dei Dúnedain (thand 'scudo' + cail 'recinto o palizzata di punte o pali aguzzi'). La forma Quenya era sandastan « barriera di scudi » (dal primitivo thandā 'scudo' e stama- 'sbarrare, escludere').
7 Ohtar è probabilmente un semplice attributo rivoltogli da Isildur: Ohtar 'guerriero, soldato' era il titolo di tutti i guerrieri addestrati ed esperti ma non ancora roquen (« cavalieri »). Tolkien afferma che Isildur utilizzò quel termine per celare i propri sentimenti in un momento tragico. Altrimenti l'avrebbe chiamato per nome, dal momento che Ohtar gli era caro come se fosse del suo stesso sangue.
8 Era un spada di tipo eket, cioè una spada corta e acuminata: la lama era larga e a doppio taglio, lunga da un piede ad uno e mezzo (i.e. da 30,48 a 45,72 cm).